QUI LE TRATTAZIONI SINTETICHE.

 SE volete approfondire qualche questione, o cercare materiale:

LUCANO e la tradizione dell’epica latina (in Google books)

Fonti banali, ma utili (specie se non ricordate più nulla di Ennio e Nevio):

http://it.wikipedia.org/wiki/Bellum_Poenicum

http://www.progettovidio.it/ennio.asp

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15 pensieri riguardo “Lucano e l’epica latina

  1. I poemi epici a noi pervenuti prima di quello di Lucano sono il Bellum Poenicum di Nevio, gli Annales di Ennio e l’Eneide di Virgilio. Ben diverso è il Bellum civile, in cui l’autore vuole esprimere la sua indignazione nei confronti degli avvenimenti del passato e denunciare il sovvertimento della morale e dei valori. Il suo intento non è quindi quello di celebrare la grandezza delle imprese di Roma e per questo motivo elimina l’apparato mitologico utilizzato in precedenza per esaltare gli avvenimenti storici così come avevano fatto Nevio ed Ennio.Lucano non vuole giustificare il regime vigente, ma bensì condannare le guerre fraticide che hanno dato inizio al declino dell’impero e sottolinea questo aspetto attraverso la drammaticità e la spettacolarià di alcuni eventi narrati che sono uniti inoltre ad un particolare gusto per le scene macabre e cruente. In questo modo si distacca anche da Vigilo che con riferimenti presenti nella sua opera si propone di rendere omaggio alla figura del princeps.

    1. Ciao, che velocità!
      Attenzione alla digitazione, ci sono alcuni errori. fai un controllo prima di inviare…
      Poi: dici pochissimo di Nevio ed Ennio: qualche informazione più precisa e un confronto sull’uso del materiale storico sarebbe opportuna. Andrebbe citato anche Livio che, benchè non abbia scritto un epos, purtuttavia tratta la storia delle origini rendendola mito.
      da rivedere

  2. Il poema epico di Lucano, il Bellum Civile o Farsalia, costituisce un punto di rottura con la tradizione epica latina: se si pensa infatti ai precedenti letterari del genere ( il Bellum Poenicum di Nevio, gli Annales di Ennio, l’Eneide virgiliana) si nota come siano stati eliminati gli interventi divini e la componente mitologica. Questi stessi elementi di fatto sono però reintrodotti in forme diverse: il soprannaturale si manifesta nei sogni, nelle visioni, nelle profezie, nel ricorso alla magia.
    Altra sostanziale differenza è la funzione del poema: dove in precedenza si trovava l’intento di celebrare la potenza di Roma e le grandi personalità determinanti per la sua storia, ora il Bellum civile si presenta come narrazione di eventi da biasimare, che hanno portato alla fine dell’ ideale della res publica. Su questo punto è molto forte la polemica con Virgilio che, nell’Eneide, ha come coperto con un velo idilliaco la realtà tragica della decadenza romana, ormai avviata a diventare un regime in cui regna l’ingiustizia.
    Se quindi Lucano non cerca la grandezza nell’esaltazione di Roma, l’elevatezza caratteristica del genere epico dovrà emergere da altri elementi: ecco infatti che il Bellum civile si caratterizza per la frequenza di eventi eccezionali e fuori dal comune, e, soprattutto, scene che denotano uno spiccato gusto del macabro.

  3. Anche per te due parole. Il lavoro è buono, ma si può migliorare con riferimenti più puntuali ad Ennio e Nevio, nonchè a Livio. In un punto sembra che N. ed E. siano autori di epos con materia mitologica…

  4. Lucano muta notevolmente i caratteri del poema epico-storico, perché diverso è il valore che vuole dare alla rievocazione del passato. I precedenti a cui far riferimento per un’analisi dei rapporti con la tradizione sono il Bellum Poenicum di Nevio, gli Annales di Ennio e l’Eneide di Virgilio, nonché gli Ab Urbe condita di Tito Livio. Nelle prime due di queste opere vengono trattati avvenimenti reali della storia romana intrecciati con vicende mitiche, in modo da idealizzare gli avvenimenti o i personaggi della Roma antica e rivestire il passato di una gloriosa patina mitica attraverso cui esaltare il presente di Roma. A tal proposito è sufficiente ricordare che Nevio descrive la prima guerra punica proprio agli inizi della seconda, e quindi elogia esplicitamente i valori che resero in passato Roma vittoriosa ponendoli come modelli per il presente, mentre Ennio giustifica l’imperialismo romano perché esportatore dei valori civili e morali della Roma delle origini. Anche se abbandona del tutto i caratteri storici, l’opera di Virgilio, frutto del circolo di Mecenate, è sostanzialmente giustificazione del regime Augusteo attraverso la mitizzazione gloriosa delle sue origini. Contemporaneamente Tito Livio, attraverso un’attenta indagine del passato, ne sottolinea gli aspetti più positivi affinché possano essere d’esempio per il presente. Lucano invece vede nella guerra civile e nel trionfo di Cesare la fine della libertas repubblicana e quindi la causa del regime dispotico a lui coevo. Volendo condannare duramente il passato elimina necessariamente l’introduzione di vicende mitiche ma sottolinea gli elementi orridi, di magia nera, soprannaturali, esalta la drammaticità di alcuni eventi eccezionali e enfatizza il senso di fatalità. Un’accusa a Roma forse più profonda di quella lanciata nel secolo precedente da Sallustio perché non limitata ad alcune deplorevoli vicende recenti, ma frutto di uno sguardo storico più ampio.

  5. Lucano stravolge le caratteristiche dell’epica romana nel suo poema epico – storico Bellum civile: alla base di questo cambiamento ci sono la diversa visione e trattazione del passato, infatti non sono più celebrate le grande imprese e personalità romane, ma viene descritta la guerra civile, un evento tragico e scellerato, che ha portato alla rovina dello stato, intesa come fine della res publica, e alla conclusione della gloria di Roma. La rottura con il passato è visibile fin da proemio del poema, nel quale, rispettando la tradizione dell’epica, Lucano espone il tema dell’opera.
    A partire dalle origini con Nevio ed Ennio, i poemi epici erano caratterizzati dall’esaltazione del passato; Nevio, nel Bellum Poenicum, celebra il passato per sostenere il presente, infatti narra i fatti della prima guerra punica, all’inizio della seconda; Ennio, negli Annales, che hanno come argomento la seconda guerra punica, giustifica l’imperialismo romano come esportatore di valori civili. Livio e Virgilio elevano a mito le origini di Roma per celebrare il principato di Augusto e il suo programma; da molti studiosi, Lucano viene visto proprio come l’oppositore di Virgilio e dell’Eneide. Il poeta epico non deve più nascondere la realtà tragica attraverso un poema sulle favole religiose, ma deve mostrare la drammaticità del presente, evidenziando come il regime dispotico sia nato dalla guerra civile. Per questo Lucano rifiuta il mito ed esprime un soprannaturale macabro e orrido attraverso visioni paurose e presagi di morte.

  6. Prima del poema epico di Lucano il “Bellum civile” o “Pharsalia”, altri scrittori hanno pubblicato dei poemi epici, quali il “Bellum Poenicum” di Nevio, gli “Annales” di Ennio e l’Eneide di Virgilio. Tuttavia Lucano stravolge le caratteristiche dei poemi dei suoi predecessori: innanzitutto rinuncia a inserire episodi mitologici all’interno della sua opera, non celebra nessun avvenimento storico riguardante Roma e la sua fama, al contrario crea un’opera in cui denuncia la guerra fratricida, il sovvertimento dei valori, cause primarie del declino della res publica; biasima gli eventi che narra e non li esalta come avevano fatto i poeti latini.
    La posizione di Lucano è profondamente diversa da quella di Virgilio. Fin dal proemio egli enuncia contenuti tematicamente opposti a quelli dell’Eneide: sei Virgilio ha narrato gli eventi gloriosi che hanno portato alla nascita di Roma, mascherando tuttavia la decadenza che regnava nella città alla sua epoca, egli narrerà invece di come l’ingiustizia e le guerre abbiano provocato il tracollo dello stato.
    È chiaro quindi che Lucano non cerca l’idea di sublimità attraverso la grandezza di Roma, ma la ricerca nella grandiosità e nell’eccesso. Vengono infatti privilegiati i momenti eccezionali, le circostanze fuori dalla norma e ricche di tensione a cui spesso si conferisce una dimensione tragica o patetica.

  7. Il poema epico di Lucano, il “Bellum civile”, può essere considerato un poema epico del tutto nuovo, in quanto si allontana decisamente delle caratteristiche dei poemi epici precedenti: “il Bellum Poenicum” di Nevio, gli “Annales” di Ennio, l’”Eneide” di Virgilio e, in fine, gli “Ab Urbe condita” di Tito Livio. Il componimento non può più essere considerato affatto una testimonianza della grandezza e gloria nazionale come i precedenti, ma diventa, anzi, una sorta di denuncia della decadenza dei valori morali e civili romani, del crollo di ogni illusoria speranza della sopravvivenza o del restauro della res pubblica. Questa denuncia diviene ancora più evidente davanti alla mancanza del tema mitologico, che veniva in precedenza ampiamente utilizzato per elevare e enfatizzare le glorie passate, idealizzando eventi e personaggi. Questa mitica esaltazione viene coerentemente eliminata, volendo infatti esprimere una dura condanna , e il “soprannaturale eroico” viene sostituito da un soprannaturale macabro e orrido, teso ad evidenziare l’aspetto più drammatico, tragico e patetico degli eventi raccontati. Differenze precise si evidenziano anche nell’ultilizzo che gli autori fanno del materiale storico: Nevio parla della prima guerra punica per diffondere e aumentare i consensi a sostegno della seconda, che all’epoca era stata da poco intrapresa; Ennio scrive gli “Annales” a sostegno dell’imperialismo romano come mezzo di diffusione dei valori civili romani. Livio e Virgilio compongono le loro opere elevando a mito le origini del popolo Romano: il primo affinchè i suoi contemporanei ne fossero ispirati e tendessero ai valori più profondi come la virtù e la pietas; il secondo affinchè il principto di Augusto fosse legittimato e elevato grazie allo splendore delle sue origini (circolo di Mecenate). Solo Lucano, appunto, utilizza questo genere letterario per esprimere la sua chiara condanna e il suo profondo disprezo per “l’avvento del regno dell’ingiustizia”.

  8. Il “Bellum Civile” di Lucano è molto differente rispetto ai precedenti epici latini.
    In primo luogo, è un’opera di argomento storico e rifiuta l’apparato mitico tradizionale. Sebbene anche il “Bellum Poenicum” di Nevio e gli “Annales” di Ennio trattassero di argomenti storici, tuttavia i fatti narrati (le origini di Roma e i tempi antichi) erano avvolti da un’aura mitica. Questo atteggiamento verso gli esordi della città caput mundi si riscontra, tra l’altro, anche in Livio. Lo storico ha l’obiettivo di rendere più illustri la fondazione di Roma, mescolando fatti realmente accaduti ad altri leggendari. L’altro modello epico di confronto è Virgilio, nella cui opera il mito occupa una posizione di primo piano: è la base del racconto. Ma il mito non viene soppresso completamente dal poeta dell’età neroniana. Infatti, se da una parte scompaiono i tradizionali dei ed eroi, dall’altra vengono inseriti profezie, sinistri presagi, sogni funesti, in una parola elementi soprannaturali.
    In secondo luogo, Lucano si discosta dalla tradizione epica poiché sceglie un argomento funesto per la storia di Roma. Gli eventi narrati sono biasimati dal poeta e non spunto per un elogio, come avveniva di norma. La critica che muove alla società è simile a quella di Sallustio: la decadenza morale consente la comparsa di geni del male che minacciano l’equilibrio e la vita stessa dello Stato. Non a caso la figura di Cesare di Lucano ha molti tratti in comune con quella del Catilina sallustiano.

  9. L’epos di Lucano, che si concretizza nell’opera epica “Bellum civile”, rappresenta un tentativo di trasformare l’epos tradizionale. Evidente è la distanza dal modello della tradizione, rappresentato dall’opera Virgiliana da quella di Ennio e Nevio, nella polemica innescata da Lucano per cui il poema epico non è il tradizionale strumento di esaltazione della potenza di Roma o di personalità virtuose, come avviene per esempio nell’Eneide o nell’opera “Ab Urbe condita” di Livio.. Lucano, infatti, propone una denuncia delle rovine e del decadimento morale derivanti dalle guerre civili sottolineando il progressivo avvicinamento alla fine della grandezza della città. Significativa è, poi, la scelta di eliminare dall’ opera la componente mitologica centrale e fondamentale nei poemi della tradizione:il mito e l’argomento divino, presenti in opere precedenti quali il “bellum poenicum” di Nevio e gli “Annales” di Ennio, vengono sostituiti dalle’elemento meraviglioso, del soprannaturale attraverso visioni e profezia presenti già nell’epos Omerico e da un crudo gusto per l’orrido e il macabro.

  10. L’epos di Lucano, il Bellum civile, presenta molte caratteristiche differenti dall’epica latina precedente: Ennio con gli Annales, Nevio con il Bellum Poenicum e Virgilio con l’Eneide.
    Come risulta subito evidente nell’opera lucana è completamente assente il mito. Non vi è più l’apparato divino che caratterizzava i poemi epici romani e che si mescolava con la realtà. Inoltre sono assenti figure eroiche, straordinarie nelle loro gesta e nei loro caratteri principali. Ed a queste mancanze Lucano risponde con l’introduzione del patetico:un particolare gusto per l’orrido, per la brutalità e per scene di sangue. Pur tuttavia mantiene ed intensifica la presenza del meraviglioso, inserendo vari episodi di magia, visioni,….
    Altro particolare di divergenza è il tema trattato e la sua interpretazione. Infatti, mentre i suoi predecessori volevano celebrare la grandezza di Roma ricordando avvenimenti grandiosi che ormai erano mito, Lucano narra un avvenimento molto vicino a lui, la guerra civile tra Cesare ed i repubblicani, con una forte valenza negativa. Tale momento storico viene rappresentato come la caduta dei valori repubblicani, della magnificenza di Roma e l’inizio di un progressivo declino verso l’ingiustizia e l’immoralità. Inoltre, in linea con la visione complessiva dell’opera, Cesare, che dovrebbe essere il protagonista, è caratterizzato da elementi negativi, come ubris, genio maligno, furia distruttiva,…
    In definitiva l’opera di Lucano si propone come una nuova reinterpretazione dell’epos con diverse finalità.

  11. Lucano s’ispira a modelli latini “classici”: Ennio, Nevio, Virgilio e Livio. Tuttavia, per molti aspetti fondamentali se ne distacca decisamente: in primo luogo, l’epica precedente (e anche gli Ab Urbe condita libri, per quanto in prosa) ha sempre avuto uno scopo celebrativo, come ricordo di azioni gloriose del passato e come monito per il futuro (come il Bellum Poenicum, scritto per incitare i Romani in svantaggio all’inizio della seconda guerra punica). Lucano, con un’opposizione quasi polemica a questa concezione, sceglie invece di narrare un avvenimento funesto per Roma, che mise in grave pericolo lo stato e dal quale nacque un principato che delle istituzioni repubblicane conservava solo il nome.
    Si sente chiara qui la polemica contro Virgilio, che aveva esaltato la pace dell’età augustea e sostenuto che il principato era un prezzo equo da pagare per la pace: per Lucano è stata proprio la guerra civile a portare al principato che ora pretende di averla sconfitta. Ma il tema in cui Lucano si allontana più nettamente dai propri modelli è quello del mito: nel Bellum Civile si assiste alla rinuncia completa alla mitologia tradizionale, ormai relegata nelle cerimonie ufficiali da una società sempre più pragmatica e formalista. Si assiste invece alla comparsa di una nuova forma di mito, fondata sul macabro e sull’orrido, con elementi magici visti in chiave negativa (ad esempio l’episodio della maga Eritto nel libro VI).

  12. Ho provato a rifarlo…
    L’epos di Lucano, il Bellum civile, presenta molte caratteristiche differenti dall’epica latina precedente, frutto della diversa visione che l’autore ha della sua epoca. L’impero infatti rappresenta della libertà che era stata alla base della repubblica. Risulta così un epos di critica e il cui tema è l’inizio della decadenza di Roma, lo scontro tra Cesare e Pompeo. Questo è un importante distacco da autori precedenti come Ennio con gli Annales, Nevio con il Bellum Poenicum, Virgilio con l’Eneide e Tito Livio con Ad urbe condita, ma anche altri autori non epici, come Cesare, il cui obbiettivo è l’elogio di un passato grandioso, esempio per i posteri. Come il Bellum Poenicum, che tratta la I guerra contro i cartaginesi e fu pubblicato durante la II Guerra Punica, sprono alla resistenza e modello dei valori antichi.
    Ma insieme alla differente tematica, risulta subito evidente nell’opera lucana l’assenza del mito. Pur mantenendo il carattere meraviglioso già presente nell’epica (magia, profezie, visioni, veleni….) viene eliminato l’apparato divino ed eroico, caratteristici soprattutto dell’Eneide. Infatti l’obbiettivo stesso di Virgilio era quello di giustificare le origini mitiche di Roma. Ma anche in Ennio e Nevio è presente la componente divina e d eroica, motivato dal fatto che la Storia che narrano, lontana da loro, ha già acquisito una patina mitica.
    Lucano, proprio per supplire all’assenza di questa componente fondamentale dell’epos, ma non più adatta al suo fine, introduce il patetico: un particolare gusto per l’orrido, per la brutalità e per scene di sangue.

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