Il teatro e la politica

La polis assegnava al teatro il fondamentale compito di provvedere all’educazione degli adulti, all’interno di un ambizioso – e unico – tentativo di educazione permanente, che cioè accompagnasse l’individuo in tutte le fasi della sua esistenza.
E’ un esperimento estremamente originale, questo, e avanzatissimo.
Se ci pensi, quando noi vogliamo fruire di qualche occasione di divertimento e cultura, come andare al cinema, ad un concerto, a teatro, a visitare una mostra o un museo, dobbiamo pagare di tasca nostra. E a volte i prezzi sono davvero salati!
Ad Atene, invece, era la polis che si faceva carico dei costi di questa attività. I cittadini più ricchi pagavano il coro, i sontuosi abiti , il flautista. La città , invece, pagava attori e poeti.
E poi, mediante un fondo statale istituito da Pericle, il theorikon, davvero tutti i cittadini, anche i più poveri, venivano messi in condizione di assistere agli spettacoli.

Il finanziamento pubblico ai poeti tragici dimostra chiaramente che lo stato riconosceva la loro funzione educativa, nonché la capacità di trasmettere valori etici, religiosi, politici. Anche la commedia aveva un importante ruolo pubblico: attraverso le frequenti allusioni alla vita politica contemporanea, e gli attacchi ad importanti uomini politici o intellettuali l’autore riusciva ad influenzare l’opinione pubblica.
Perciò, proprio per il fatto di essere destinati all’intera comunità cittadina, gli spettacoli teatrali potevano diventare strumenti potentissimi, in grado di veicolare messaggi e idee.
Come dire, l’antenato della nostra comunicazione di massa…

Ma fin dove arrivava l’ingerenza dello stato nelle rappresentazioni teatrali? Esistevano forme di censura?


Sicuramente c’era un controllo, che potremmo definire preventivo. Infatti la prima selezione dei poeti era affidata ad un magistrato, l’arconte eponimo, il quale sceglieva tre poeti cui dare il coro, cioè cui finanziava l’allestimento dello spettacolo. La scelta avveniva su basi contenutistiche, ed erano soprattutto le parti liriche, cioè i canti del coro, ad essere analizzati.
Queste, in effetti, erano le parti in cui più emergevano gli aspetti politici ed ideologici.

Facciamo un esempio. Temistocle, arconte nel 492 , convinto che le guerre persiane fossero inevitabili e che Atene si dovesse preparare adeguatamente allo scontro, scelse una tragedia diFrinico, “La presa di Mileto”, che trattava un argomento di stretta attualità, cioè quella rivolta ionica che fu causa delle guerre persiane. Questa scelta era sicuramente in linea con le sue idee e funzionale al suo programma politico. Peraltro la tragedia ebbe un tale impatto sugli spettatori che ne furono impedite le repliche. L’angoscia della distruzione della città di Mileto, la strage di tutti gli abitanti, l’evento così recente scatenarono pianti, svenimenti, persino aborti spontanei di donne incinte.

D’altra parte sappiamo che Euripide, il poeta tragico forse oggi più amato, non ebbe successo coi suoi drammi presso il pubblico ateniese. Il suo mettere in crisi le idee dominanti, la critica agli dei tradizionali, l’uso spregiudicato del mito erano decisamente controcorrente. Eppure mise in scena tutte le sue tragedie, ottenendo il coro.

Questo ci fa capire che il controllo politico non era troppo rigido e rispettava anche idee diverse. Insomma, Atene era veramente una grande democrazia… 

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