La traduzione contrastiva

Che cos’è la traduzione contrastiva?

“la traduzione contrastiva è (…) figlia del modello gnoseologico ermeneutico, che fa dell’interpretazione il cardine dell’approccio al testo. Non viene fornita infatti ‘la’ traduzione – quella sola, quell’unica giusta alla quale i docenti sembrano tanto affezionati – ma ‘le’ traduzioni o, meglio, alcune possibili interpretazioni. In tal modo, si avvezza l’adolescente alla consapevolezza del carattere comunque parziale e relativo di ogni interpretazione, anche la propria, e di come la ricerca dell’oggettività sia, di per sé, un concetto plurale.”

Questo metodo, particolarmente utile nel triennio, è assai remunerativo nella fruizione del testo poetico, proprio mediante l’attività di traduzione.
Con la traduzione contrastiva, si abbassa il timore da prestazione e si elevano le capacità esegetiche degli studenti, in una sorta di emulazione coi “traduttori professionisti”. Solo apparentemente più facile delle consuete prove di traduzione – l’allievo pensa sia impossibile sbagliare –, essa serve a fondere educazione linguistica ed educazione letteraria, elevando progressivamente le competenze degli allievi. Infatti, lungi dall’abbassare le capacità di traduzione “tradizionale” le aumenta, poiché lo studente interiorizza le problematiche della traduzione. È dunque una strategia eminentemente metacognitiva; può essere utilizzata anche per rilanciare la motivazione.
Va impostata con laboratori in classe, anche di gruppo; solo in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e le finalità, si daranno lavori domestici e, da ultimo, verifiche in classe.

Antonia Piva, Il sistema latino. Ricerca didattica e formazione degli insegnanti, Armando, Roma, 2004, pp. 317-326

 

COME SI REALIZZA IN CLASSE

  • si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, possibilmente di epoche diverse, anche con proposte straniere;
  • lo studente – o il gruppo di studenti – legge il testo latino e le traduzioni offerte, con un primo esame complessivo;
  • si segmentano testo latino e traduzioni, confrontando con puntualità la resa delle diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le singole lezioni;
  • si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, delle rese di volta in volta ritenute più adeguate;
  • abbandonata questa falsariga di servizio, lo studente propone la propria traduzione autonoma, omogeneizzando gli eventuali prestiti e personalizzando l’insieme;
  • è possibile accompagnare la traduzione con un commento – libero o su scaletta semistrutturata – per chiarire e giustificare la scelta di traduzione e per valutare il grado di adeguatezza e personalizzazione delle traduzioni ufficiali.

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2 risposte a “La traduzione contrastiva”

  1. Caterina Piconese ha detto:

    Mi piacerebbe sapere quali devono essere i prerequisiti che gli alunni dovrebbero possedere per poter lavorare con la traduzione contrastiva. Grazie

    • marialetizia ha detto:

      prerequisiti di base sono una conoscenza discreta della lingua (ma direi che con esempi semplici si può lavorare anche nel biennio) e competenze di analisi testuale.
      Ciò che è veramente importante è il metodo cooperativo. Gli strumenti: bastano carta e penna, ma ad esempio la LIm si presta bene a questo lavoro.

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